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Pasolini, Vittorini, Butur Corti, Guglielmi, Cucchi, De Maria, Raboni,
Garboli. Milano, Giuliani, Bo, Vigorelli, Pedullà..........

 

Villa è dei nostri per la compenetrazione di figurativo e astratto voluto attraverso impasti espressionistici: nel disossato schema di geometrie semplificanti, pregrammaticali: nel rigurgito d’una scontentezza sociale dai risvolti conditi a dovere, con classe: un caso d’inquietudine linguistica abrasiva, stravolgente.

                                                                                                                      Pier Paolo Pasolini

 Carlo Villa è anzitutto un poeta: importante per il modo in cui una concitata riflessione lirica mostra le sue novità sempre all’interno, mai dall’esterno della sua personalissima materia verbale.

Elio Vittorini

 La scrittura di Villa a me piace molto; ci sono momenti di vera poesia in questa quotidiana presa di contatto con una realtà usuale. La sua scrittura è armonica, nessuna pagina è inutile.

Michel Butor

 Congeniale a Carlo Villa è il cumulo delle immagini; tale che ogni aspetto della realtà si trasforma in un grottesco laboratorio e in una possibile via letteraria da percorrere per il deciso predominio dello stile nominale, in un periodare paratattico con soppressione di forme verbali.

Maria Corti

 L’operazione parodica di Villa è realizzata oltre che con uno spiazzamento del disegno, anche con un intervento sul linguaggio; che cresce rutilante e spezzato, percorso da un umore dispettoso che lo gonfia e imbroglia, facendolo inciampare in parole inusitate, conferendogli un andamento a singulti, ora ansiosamente accelerato, ora disperatamente ritardato, intrecciando livello alto e basso e collezionando di fila le tonalità più disparate, dalle rarefatte e lievi, alle più espressive: turgido e intricato e insieme agile e spedito.

Angelo Guglielmi

Il linguaggio di Villa è pieno di umori satirici, di fantasie ironiche e di veleni verbali, assecondando il traffico tra i territori opposti del comico e del drammatico, della realtà e dell’utopia.                                                                                   

                                                                                                                                                                                    Walter Pedullà

Carlo Villa conferma una capacità non comune di far coesistere la secchezza quasi metallica con il più contorto ossessivo, sempre in bilico tra lo sprofondamento totale e la lucida interpretazione del reale, in una singolare omogeneità di concreto, sorvegliatissimo senso del paradosso.

Maurizio Cucchi

 Una poesia di toni e di modi, accanita nel manipolare parole che sfuggono alla mera fungibilità e intercambiabilità del discorso comune.

Luciano De Maria

 La poesia di Villa si può davvero leggere, secondo la famosa profezia di Éluard, come il giornale; ma Villa ci aiuta a leggere tra le righe dei giornali in edicola e a sfatarne la quotidiana menzogna.

Giovanni Raboni

Villa ha gusto tutto privato dello scrivere che sottintende Gadda e Pizzuto, dimostrando la spavalda, irriverente consapevolezza che scrivere è soltanto un arbitrio.

Cesare Garboli

Villa corrode e scalza la prosa dall’interno; attraverso spezzature e ellissi, la magnetizza con trapassi e accostamenti visionari.

Paolo Milano

Il tono delle poesie di Carlo Villa è molto quieto, sornione, insidioso, falso-vero, che gioca su un leggero senso di straniamento.

Alfredo Giuliani

Villa, d’una sconvolgente autenticità, è un «homme révolté» nel senso illustrato da Camus, con in più il dolore e il gusto di esserlo.

Giancarlo Vigorelli

  

Villa si muove con sapienza nella realtà fra le più alte. Ciò che ha fatto Peyrefitte, Villa lo riprende non come giudice, ma come vittima.

Carlo Bo